Trattoria Cubana, Marina di Ravenna (RA).
Scritto il 06-06-2007 da Vito Antonio Bonardi
Pubblicato su : Amici, Pensieri
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Non so perché questo posto si chiami “La Cubana”, oltre all’intestazione “Irma e Pino”, poiché di cubano ha veramente poco. A parte tutto ciò il posto è il classico ristorante di pesce tradizionale. All’esterno il locale è piuttosto anonimo: si affaccia su di una via stretta direttamente sul molo di Marina di Ravenna.
Cosa si mangia? Ci sono una decina di antipasti, tutti piuttosto classici. Poi i primi: tagliolini fatti in casa, spaghetti o risotto declinati alla pescatora, allo scoglio o alle vongole. I secondi sono la grigliata, il fritto, gli spiedini. Poi qualche dolce ed i vini, senza troppa scelta. L’impressione è che qui vadano via ettolitri di “trinchetto” della casa e poco altro. Si nota subito che nel menù sono contemplate le mezze porzioni, soprattutto di grigliata e spiedini. Una volta ordinato si capisce il perché: le porzioni sono IMMENSE.
Quanto si spende? Il prezzo non è proprio da trattoria, ma probabilmente si spende qualche centesimo in meno di altri posti, tenendo conto del fatto che qui praticamente si mangia in due ordinando per una persona.
Il mio giudizio: le porzioni sono calibrate per due persone, non si discute; il nostro spaghetto allo scoglio era praticamente un vassoio con dentro un mezzo chilo di pasta affogata nel sugo ed una montagna di animali, tentacoli e cozze varie che ricoprivano il tutto. Abbiamo impiegato qualche minuto prima di mangiare lo strato di crostacei ed arrivare agli spaghetti veri e propri…
Insomma, come avrete capito la quantità c’è, indubbiamente, e non manca di certo la qualità. Diciamo che una cena qui è un’esperienza. E’ un luogo degno di abbuffate colossali, il regno incontrastato dei divoratori di pesce, di quelli magari che apprezzano più la quantità che la qualità (e pure non si mangia male, lo ribadisco). Sedersi a tavola qui ed ordinare un menù completo significa accettare una sfida, mettersi in gioco, allacciandosi il tovagliolo al collo (io l’ho fatto per precauzione) e preparandosi a sfidare l’ignoto, sapendo che nessuno farà caso a noi se mangeremo con le mani (anche questo l’abbiam provato), rumorosamente, sbuffando per lo sforzo e slacciando furtivamente la cintura dei pantaloni (su suggerimento di Andrea avevo evitato di metterla). Nel caso poi ci si misuri con una Grigliata Imperiale (che non oso immaginare cosa possa essere) credo si possa arrivare a rischiare la vita, e ben presto si è consapevoli che qui tutto è lecito; è una sfida tra voi e quel gamberone che vi guarda sprezzante da sotto quei tagliolini lussureggianti: è in gioco tutto, è in gioco l’onore!











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