Frederick Forsyth: L’Afghano.
Scritto il 17-03-2008 da Vito Antonio Bonardi
Pubblicato su : Libri
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La Storia:
La storia è profondamente attuale e inizia con l’intercettazione telefonica di uno dei membri più influenti di Al-Qaeda: il banchiere dell’organizzazione terroristica più pericolosa del mondo, tale Tewfik Al-Qur, successivamente morto suicida per non cadere in mano agli agenti del SIS, Secret Intelligente Service britannico. Ma il sequestro del suo computer porta ad un nome in codice Al-Isra. Stati Uniti d’America e Gran Bretagna interpellano i più influenti studiosi del Corano per capire che cosa significhi questo nome in codice, ma si arriva solo alla conclusione che rappresenta un grandioso piano terroristico. Per scoprire di che cosa si tratta c’è bisogno di un infiltrato nelle fila di Al-Qaeda, ma non un infiltrato qualunque: c’è bisogno di un uomo che possa passare per un talebano e che abbia tutto un passato nella lotta all’Occidente al di là di ogni sospetto. Per questo viene scelto Mike Martin un soldato delle forze speciali anglo-iracheno che ha combattuto in molti scenari di guerra e ora in pensione. Mike Martin accetta perché è l’unico che può sostituire un afgano di nome Izmat Khan, che lui stesso ha conosciuto e che si trova da cinque anni imprigionato a Guantanamo. La missione è ultrasegreta, solo pochissime persone sanno dell’operazione Crowbar e viene tutto organizzato per lo scambio d’identità. Mike Martin si ritrova in Asia braccato da tutte le nazioni occidentali e viene protetto da Al-Qaeda finchè la sua identità non viene riconosciuta come quella del combattente afgano Izmat Khan. A questo punto la sua missione è quella di scoprire che cosa è Al-Isdra e avvertire gli stati occidentali.
[via Wikipedia]
Il Mio Parere:
Premetto che questo è il primo libro di Forsyth e non sono un cultore della materia. Il libro lo segnalerei positivamente per la ricostruzione in 200 pagine del caso Al Qaeda. Ti permette di leggerne la storia e le cause della sua nascita in modo molto rapido. Non so se tutto corrisponde al vero, è un’infarinatura sicuramente non filoamericana, quasi giornalistica. La spy story costruita sul terrorismo? Banale direi. Il finale poi… Come se ad un certo punto si fosse stancato e avesse preso la strada della soluzione perché non contento di dove stava andando. Per non parlare della sfortuna e del caso…










